Presenza e disidentificazione dal falso sè

La pratica della presenza ci porta a scoprire chi siamo realmente, a farne esperienza. Quello che accade quando impariamo ad essere presenti è un processo di disidentificazione costante dalle storie che crediamo di essere, e attraverso le quali ci definiamo.

Scrive Almaas:“ Essere davvero indipendenti significa non dipendere dal passato; essere realmente se stessi vuol dire liberarsi da tutte le identificazioni che hanno contribuito a costruire un falso senso di identità. Essere ciò che siete veramente non dipende dal vostro agire nel mondo. Qualunque cosa facciate può essere un’espressione di chi siete , ma non vi definisce”..e ancora con questa storiella sufi..“Il maestro Zen Hakuin era lodato dai suoi vicini perchè conduceva una vita pura .
Vicino a lui viveva una bella ragazza , i cui genitori avevano un negozio di alimentari. Un giorno all’improvviso i genitori scoprirono che la ragazza era incinta.
Ciò li rese furiosi. Lei non voleva confessare chi era il suo uomo, ma dopo molte urla e minacce disse che si trattava di Hakuin.I parenti si recarono dal maestro, ma tutto quello che lui disse fu “Davvero?”
Dopo la nascita, il bambino fu portato da Hakuin. Il maestro nel frattempo aveva perso la sua reputazione, ma ciò non lo turbava affatto, e si prese cura del bambino. I vicini gli portavano il latte e tutto ciò di cui il piccolo aveva bisogno.
Un anno dopo la ragazza non poté più sopportare la situazione e disse la verità ai genitori:il padre del bambino era un giovane che lavorava al mercato del pesce.
Andarono immediatamente da Hakuin, per chiedere il suo perdono, per scusarsi e riprendere il bambino.
Hakuin non oppose difficoltà, e nel restituire loro il bambino tutto quello che disse fu:”Davvero?”
(Paul Reps, Zen Flesh Bones.) .

Le cose cambiano di continuo: a volte Hakuin veniva considerato buono, a volte cattivo, ma ciò non gli importava. Per lui non faceva differenza, perchè la considerazione degli altri non aveva nulla a che fare con chi egli era veramente. Egli era sempre ciò che era , e quello che gli accadeva intorno era per lui irrilevante”.

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