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Libertà

L’uomo crede di volere la libertà.
In realtà ne ha una grande paura. Perché?
Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano rischi. [..]
Se invece si sottomette a un’autorità, allora può sperare che l’autorità gli dica quello che è giusto fare, e ciò vale tanto più se c’è un’unica autorità – come è spesso il caso – che decide per tutta la società cosa è utile e cosa invece è nocivo.
(Erick Fromm Il coraggio di essere)

La postura della meditazione

“[…] Di solito ci sediamo su una sedia o sul pavimento. Se usi una sedia, l’ideale è una sedia con lo schienale dritto e con il piano a un’altezza che ti permetta di appoggiare le piante dei piedi per terra. Noi suggeriamo di tenere la schiena un po’ staccata dallo schienale, in modo che la schiena si sorregga da sé. Ma sei hai bisogno di appoggiarti allo schienale anche questo va bene. Se preferisci stare seduta sul pavimento, usa un cuscino spesso e non troppo morbido, che tenga le tue natiche solevate da terra di una decina di centimetri. Un guanciale ripiegato in due serve benissimo allo scopo; oppure puoi comperare un apposito cuscino da meditazione o zafu. Ci sono diverse posizioni inginocchiate o a gambe incrociate per meditare seduti sul pavimento. Quella che io uso più spesso è la cosiddetta posizione ‘birmana’, a gambe incrociate, con un tallone vicino all’inguine e la seconda gamba ripiegata davanti alla prima. Le ginocchia arrivano a toccar terra o meno a seconda di quanto sono flessibili le tue giunture: la posizione è più comoda se le ginocchia toccano terra. Alcuni preferiscono stare inginocchiati con un cuscino fra le gambe.
Meditare seduti o inginocchiati sul pavimento dà una piacevole sensazione di contatto con la terra e di autonomia. Ma non è importante stare seduti sul pavimento piuttosto che su una sedia o sedere a gambe incrociate piuttosto che in un’altra posizione. […] Alla fine, nella meditazione ciò che importa non è su cosa stai seduta, ma la sincerità del tuo impegno. Che tu sieda su una sedia o per terra, mantenere una posizione corretta è invece molto importante nella pratica della meditazione.
La posizione è un atteggiamento esterno che aiuta a coltivare un atteggiamento interno di dignità, pazienza e autoaccettazione. I punti principali da ricordare a proposito della posizione sono: cerca di tenere la schiena, il collo e la testa allineati lungo un asse verticale; rilassa le spalle; tienile mani in una posizione comoda. Di solito le appoggiamo sulle ginocchia o sulle cosce, oppure le teniamo in grembo, con le palme rivolte verso l’alto, le dita della mano sinistra sovrapposte a quelle della destra e le punte dei pollici che si toccano appena. […].”
(Jon Kabat-Zinn, Vivere momento per momento)

La pratica della meditazione è uno specchio

La pratica della meditazione è uno specchio. Ci permette di osservare i problemi che il nostro pensiero crea, i piccoli (o non tanto piccoli) trabocchetti della mente, di cui a volte restiamo prigionieri.Ciò che noi stessi abbiamo reso difficile diventa facile, quando vediamo la nostra mente riflessa chiaramente nello specchio della consapevolezza. […].”
(Jon Kabat Zinn, Vivere momento per momento)
(Brano letto alla fine della meditazione con visualizzazione del 31 maggio 2017)

Senza giudicarmi

“[…] Fran descrive la sua esperienza […] come una <<curiosa>> sensazione di essere <<solida>> e <<libera>>. Di ce che anche il semplice stare sdraiata sul prato dopo pranzo è stato un’esperienza speciale. Si è resa conto di non essere stata sdraiata su un prato a guardare il cielo da quando era ragazzina. Fran ora ha quarantasette anni. Il suo primo pensiero, dopo aver provato quel senso di benessere, è stato: <<Che spreco!>>. Con riferimento a tutti quegli anni in cui non è stata in contatto con se stessa. Io la invito a riconoscere, tuttavia, che quegli anni sono ciò che l’ha portata ora alla sua attuale esperienza di solidità e libertà, e ad osservare l’impulso a giudicarli negativamente con lo stesso distacco che adotta per tutti gli altri giudizi durante la meditazione. […]”.
(John Kabat- Zinn, Vivere momento per momento – Letto a conclusione della Meditazione della Montagna del 3 maggio 2017)

Il bambino ferito…..e la relazione di coppia

“[…] A volte qualcuno nel corso di un laboratorio ci dice “non potrò stare bene con nessuno finché non avrò guarito il mio bambino ferito”. E noi rispondiamo “se fosse così, le buone relazioni di coppia sarebbero rare come fiori nel deserto, hai mai pensato che l’altro potrebbe aiutarti nel prenderti cura di queste ferite?”. La verità è che spesso non abbiamo il coraggio di riconoscere, prima a noi stessi e poi agli altri, la vergogna, il senso di impotenza, la paura che ci suscitano le ferite di quel bambino. Oppressi da questi sentimenti, non siamo in grado di chiedere aiuto e tanto meno di offrirlo. Piuttosto, preferiamo abbandonarci inconsapevolmente alla pretesa magica che l’altro ci liberi da quelle ferite. Solo la magia potrebbe risolvere i nostri problemi dall’esterno, se non siamo disposti a riconoscerli e prenderci la responsabilità di curarli. Ma la magia, almeno qui, non funziona. Quando smettiamo di evitare il nostro mondo interiore e ci prendiamo le nostre responsabilità, l’altro non è più una minaccia, non è più responsabile dei nostri disagi e possiamo accogliere anche i suoi limiti, come i nostri.
Allora smettiamo di avanzare pretese e iniziamo a formulare richieste. Possiamo usare quelli che noi chiamiamo i quattro passi per muoversi dalla pretesa alla richiesta d’aiuto: 1) riconoscere ed esprimere il proprio desiderio; 2) riconoscere ed esprimere il bisogno che dà energia al desiderio; 3) ascoltare e comprendere il bisogno differente dell’altro; 4) chiedersi “cosa posso fare io?” “come possiamo aiutarci reciprocamente?”. Per avere una relazione d’amore ricca e positiva non è necessario curare prima le proprie ferite, ma è indispensabile che ciascuno impari a curare le proprie mentre si sta insieme. Il lavoro lo iniziamo in prima persona, da dentro.
L’altro può sostenerci dall’esterno. Nella relazione positiva l’altro diventa il nostro più prezioso alleato. La relazione è un invito, un dono che ci viene dato per trovare l’equilibrio interno attraverso l’equilibrio fuori. […]”
(Beatrice Loreti e Roberto Masiani, in SATI, rivista dell’associazione A.Me.Co , settembre/dicembre 2016)