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15 Dicembre – Giornata di Mindfuness

“Se siamo felici, se siamo in pace, possiamo sbocciare come un fiore; e la nostra famiglia, tutta la società, trarranno beneficio dalla nostra pace. ” (Thich Nhat Hanh)

Come va con la vostra pratica?
Come scritto nella frase guida qui sopra , la felicità è ciò che ci permette di sbocciare e di permettere che chi ci circonda ne benefici .
Sabato 15 terrò al centro un incontro di pratiche, la Giornata di Mindfuness, in cui apriremo un finestra teorica propio sulla felicità.
Può essere un momento per condividere le pratiche in gruppo o se vi siete un po’ persi o dimenticati di praticare può essere un momento per recuperare il piacere della pratica.

Orario 9-14
Costo 45 euro
La giornata è riservata solo a voi che avete partecipato al corso di MBI o al laboratorio di pratica della presenza.
Prenotazioni : 3396788142 oppure massimilianamolinari@gmail.com

Sabato 15 dicembre – “Festa di fine anno”. Interventi di vari operatori su “La felicità. Come coltivarla”

Sabato 15 dicembre I SABATI DEL CENTRO – Conferenze esperienziali e aperitivo dalle 16 alle 18

Ingresso libero per gli associati, necessaria prenotazione.

“Festa di fine anno”. Interventi di vari operatori su “La felicità. Come coltivarla”

Per informazioni e iscrizioni: tel. 3396788142 oppure: psicoterapiaecrescitaumana@gmail.com

Mercoledì 12 dicembre – Meditazione

Meditazione semplicissima per generare uno spazio vuoto e silenzioso nel corpo e nella mente, rilassa profondamente le tensioni nervosa e muscolari e tonifica le energie vitali. Ottima per lo stress e l’ansia.
Meditazione introdotta da Roberto Di Ferdinando
orario: dalle 20,30 alle 21,30 circa
Ingresso gratuito riservato ai soci – Prenotazione necessaria
Si consiglia un abbigliamento comodo e nella sala di meditazione si accede senza scarpe. Dati i posti limitati, si invita, chi è interessato a partecipare, di dare la propria adesione quanto prima, solo via mail o telefono, e di dare l’eventuale disdetta, possibilmente, non all’ultimo, in modo da permettere ad altri di partecipare. Grazie.
Per info e prenotazioni:
3339728888 oppure : psicoterapiaecrescitaumana@gmail.com

Giovedì 6 e 20 dicembre – Laboratorio permanente di PRATICA della PRESENZA – ogni 15 giorni dalle 20 alle 22.30

Conduce la Dott.ssa Massimiliana Molinari

“Questo è il dilemma della vita umana , è più facile desiderare ciò che si trova là che apprezzare quel che è qui”. Idries Sahah.

In questo laboratorio faremo pratiche per riscoprire chi siamo nella nostra vera natura, in quel flusso sgorgante che si chiama vita, fornendo spazi e strumenti per riconoscere e sciogliere quegli schemi che ci separano dall’essere autentici, che ci portano a percepire ansia, o depressione, o alienazione.

Per info e prenotazioni: psicoterapiaecrescitaumana@gmail.com cell. 3396788142

7 dicembre – laboratorio “Comunicazione e relazione: come migliorare la qualità dei nostri rapporti attraverso una comunicazione più efficace”

Venerdì 7 dicembre dalle 20 alle 22 si terrà il laboratorio “Comunicazione e relazione: come migliorare la qualità dei nostri rapporti attraverso una comunicazione più efficace” condotto dal dott.Gabriele Nardi

L’evento è gratuito per tutti i soci. Necessaria la prenotazione . Posti limitati

Per info e prenotazioni: psicoterapiaecrescitaumana@gmail.com cell.3387274816

Mercoledì 5 dicembre – Meditazione della Montagna

Ingresso gratuito riservato ai soci. Necessaria prenotazione
Pratica di consapevolezza, radicamento e sostegno: tramite una semplice visualizzazione entreremo in contatto con il “qui ed ora”, radicandoci, e così sperimentare e richiamare la nostra stabilità.
Meditazione introdotta e condotta da Roberto Di Ferdinando
orario: dalle 20,30 alle 21,30 circa
Si consiglia un abbigliamento comodo e nella sala di meditazione si accede senza scarpe. Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria. Dati i posti limitati, si invita, chi è interessato a partecipare, di dare la propria adesione quanto prima, solo via mail o telefono, e di dare l’eventuale disdetta, possibilmente, non all’ultimo, in modo da permettere ad altri di partecipare. Grazie.
Per info e prenotazioni:
3339728888 oppure : psicoterapiaecrescitaumana@gmail.com

“[…] Spesso abbiamo difficoltà a percepire la nostra rabbia, a permetterci di sentire di essere arrabbiati. Ed ancora più spesso ci sentiamo in colpa se ci siamo arrabbiati. Abbiamo dei modelli, degli ideali di noi stessi che ci fanno percepire come coloro che devono essere buoni, tolleranti, moderati e mediatori. Non solo, forse nascendo e o crescendo in ambienti in cui la rabbia verbale e quella fisica erano presenti, ci siamo imposti (illusi) di essere diversi (migliori?) da coloro che la praticavano, così negando ogni nostro sentimento rabbioso. La rabbia non né buona né cattiva, semplicemente la rabbia è un’emozione naturale, primaria e funzionale. Quindi, ha una sua funzionalità ed utilità. Infatti, in situazioni di pericolo attingere alla nostra rabbia può permetterci di salvare anche la nostra vita. Mentre sopprimere tale emozione naturale può causare depressione, effetti psicosomatici, ruminazione rabbiosa, oltre che metterci in situazioni di pericolo.
Nel momento della percezione del pericolo, l’amigdala (la ghiandola che invia impulsi all’ipotalamo per l’attivazione del sistema nervoso simpatico) prende il sopravvento sulla neocorteccia (non è il momento della valutazioni concettuali). Nel corpo aumentano il cortisolo e l’adrenalina per rendere il corpo pronto a rispondere al pericolo con l’attacco o la fuga: i muscoli si tendono per l’azione, il cuore pompa più sangue per gli arti periferici (gambe, braccia, mani), mentre si fermano il sistema immunitario e quello digestivo per fornire più risorse ed energie al sistema simpatico, di attivazione. Tale meccanismo complesso è funzionale nell’affrontare un pericolo reale. Il problema si presenta quando percepiamo pericoloso un evento che nella realtà non lo è, ed inneschiamo comunque questo sistema caldo di attivazione. Oppure, quando la rabbia diventa l’unica risposta e quella automatica nella nostra vita quotidiana e nelle nostre relazioni. Questo nostro atteggiamento costringe il nostro organismo a vivere in continuo allarme e stress con conseguenze nefaste per la nostra salute ed il nostro benessere.
[…] La rabbia non è paura, stress o ansia, ma è usata per non sentire lo stress, la paura e l’ansia. […]
Non solo, attraverso la rabbia creiamo una visione distorta dell’oggetto (persona o cosa) “causa” della rabbia. In tal modo esageriamo gli aspetti sgradevoli dell’oggetto, percependolo come sbagliato, e gli aspetti sgradevoli sembrano caratterizzare l’oggetto, creando così la visione del nemico (il pericolo, il nemico sono fuori da me). Siamo in continua guerra con tutto e tutti. […].
Eppure la rabbia ha molte funzioni positive; infatti, è un modo per esprimere, in maniera forte e decisa, una non approvazione, può motivarci a fare diversamente, ci spinge ad assumere responsabilità, può ristabilire una giustizia, può aumentare la creatività e il problem solving.
Quindi, l’obbiettivo non è negare od evitare di arrabbiarci, questo è impossibile; l’obiettivo è osservare come uso la mia rabbia, se la condanno e la evito o se la uso ed abuso come risposta automatica.
La strada da percorrere è l’ascolto di noi stessi e delle nostre emozioni, la pazienza (più sono in stress meno ho pazienza e capacità di ascolto ed osservazione, meno consapevolezza), l’attenzione a quello che mi accade ed a quello che sento, modulando risposte diverse a situazioni diverse che mi si presentino. Ovviamente tutto ciò è semplice ma non è facile, ma posso comunque iniziare ad osservare alcuni miei atteggiamenti quotidiani ed a scegliere delle alternative:
Risolvo il conflitto con le mani? Parlo.
Sono autoritario? Mi confronto da una posizione di uguaglianza.
Arrivo subito alle conclusioni? Verifico tutti gli aspetti e fattori e poi esprimo un’opinione.
Dico la prima cosa che penso? Aspetto prima di parlare.
Cerco situazioni che mi fanno arrabbiare entrandoci con uno stato di consapevolezza.
Attenzione a come comunico.
Pazienza ed aspettare […]”

(tratto dal Laboratorio “Dalla reazione all’assertività – Tecniche corporee” di Roberto Di Ferdinando)

Mercoledì 28 novembre – Atisha – Meditazione del Cuore

Ingresso libero per gli associati, necessaria prenotazione
Orario: dalle 20,30 alle 21,30 circa
Presso il Centro Studi di Psicoterapia e Crescita Umana, via Marsala 11 – Firenze

Atisha – Meditazione sul Cuore e sul suo potere di guarigione
Atisha fu un grande maestro di saggezza che creò una profonda tradizione di amorevolezza per ogni creatura vivente. Atisha scoprì che il cuore è la verapietra filosofale capace di trasformare il dolore pesante in energia amorevole, solare come l’oro. Attraverso una semplice visualizzazione e processo direspirazione scopriremo il potere di trasformazione del nostro Cuore.

Meditazione introdotta e condotta da Roberto Di Ferdinando

Si consiglia un abbigliamento comodo e nella sala di meditazione si accede senza scarpe.
Dati i posti limitati, si invita, chi è interessato a partecipare, di dare la propria adesione quanto prima, solo via mail o telefono, e di dare l’eventuale disdetta, possibilmente, non all’ultimo, in modo da permettere ad altri di partecipare. Grazie.
Per info e prenotazioni: psicoterapiaecrescitaumana@gmail.com – cell.:3339728888

Venerdì 23 novembre – Meditazione del Plenilunio

Meditazione per entrare in contatto con l’energia dei Maestri di Luce
Oario: dalle 20 alle 21 circa
Meditazione introdotta e condotta da Massimiliana Molinari
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Si consiglia un abbigliamento comodo e nella sala di meditazione si accede senza scarpe.
Ingresso gratuito, prenotazione necessaria.
Dati i posti limitati, si invita, chi è interessato a partecipare, di dare la propria adesione quanto prima, solo via mail o telefono, e di dare l’eventuale disdetta, possibilmente, non all’ultimo, in modo da permettere ad altri di partecipare. Grazie.
Per informazioni e iscrizioni: tel. 3396788142 oppure: psicoterapiaecrescitaumana@gmail.com

“Nuovi perché non più comprensibili da parte di quei genitori, docenti e adulti, che utilizzano come chiave interpretativa le propria adolescenza, la “vecchia adolescenza”.
Nuovi perché frutto di un cambiamento radicale del ruolo e della funzione materna e paterna, frutto di diverse regole e valori sociali.

La crisi dei riti di passaggio e i nuovi miti affettivi.
Scomparsa o attenuazione riti di passaggio (leva militare, esame di maturità, ingresso mondo del lavoro, liberazione dai costumi sessuali, matrimonio, procreazione).
Molti genitori pensano che a far nascere la famiglia sia stato il figlio, un figlio fondamentalmente “buono” e con elevate competenze relazionali e notevoli capacità di stringere amicizia e cooperare.
“Meno regole e meno punizioni”, scompare la paura e il senso di colpa legato alla trasgressione.
L’obiettivo è quello di accompagnare il figlio verso la realizzazione di sé e dei suoi talenti naturali.

Complicità come fattore che segna il rapporto genitori figli nella società contemporanea, il dialogo ha sostituito il severo distacco del passato, i figli hanno un maggior potere contrattuale, spesso si assiste a una loro difesa a oltranza.
Modalità di apprendimento, dal verticale all’orizzontale, in passato erano gli adulti a detenere il sapere la cui trasmissione passava da una generazione all’altra in modo gerarchico. Ora c’è la Rete, siamo nell’epoca dei cosiddetti “nativi digitali” (Ferri, 2011). “L’amicizia” nei social network.

Generazioni confuse
Lento svanire dei confini generazionali, verso una progressiva attenuazione se non addirittura annullamento delle differenze; ma il limite costituisce una barriera che segna una differenza, i limiti sono fondamentali per la costruzione dell’identità.
Accorciamento infanzia e anticipazione ingresso adolescenza, c’è una pubertà psichica che precede la pubertà biologica; si è socialmente precoci. “Infanzia rubata”?, “Adultizzazione precoce”?
Adolescenze interminabili o giovani adulti? A quale età possiamo ritenere si concluda il processo adolesenziale? Adolescenza fino a 18/19 anni poi “giovane adulto”. “Generazione cerniera”, “I pre-adulti”.

Una nuova interpretazione del ruolo materno
Lo sguardo della mamma vede più le capacità dei bisogni del bambino, è impegnata a capire che tipo di bambino le è capitato.
Bambino partecipa alla co-costruzione della relazione materna: la mamma aiuta e sostiene il bambino nella crescita, il bambino la aiuta ad acquisire empaticamente le competenze materne.
Prima indicava la strada dell’appartenenza e della condivisione, ora indica quella della autonomia e socializzazione; preferisce un figlio autonomo, che dipendente e mammone. Ne ha bisogno è una mamma che lavora.
Stimola fin dall’inizio l’autonomia attivando buone relazioni con i mondi/istituzioni in cui lo inserisce.

La crisi dell’autorità paterna
La domanda di oggi che attraversa il disagio della giovinezza
non è una domanda di potere e disciplina, ma di testimonianza.
Sulla scena non ci sono più padri-padroni,
Ma solo la necessita di padre-testimoni.”
(M. Recalcati, 2013)
L’evaporazione del padre”. (Lacan, 1968)
“Il grande assente”. (Saito, 1998)

Eclissi figura paterna, si dice che i padri sono “assenti”, ma quello che possiamo constatare é che non sono mai stati così presenti come ai giorni nostri. Ciò che è “assente” non sono i padri, ma “il Padre”, l’autorità paterna che un tempo organizzava l’intero vivere civile.

I nuovi padri tra fragilità
e ricerca del ruolo
Dal padre etico al “padre materno” (Argentieri, 2005)
Da un lato si è radicalmente “maternizzato”, da l’altro la vicinanza emozionale del figlio anche piccolissimo lo ha indotto a divenire “empatico”, esperto nel sostenere la crescita affettiva e relazionale e non solo quella etica e normativa. E’ divenuto un padre affettivo e relazionale.
“Il padre che oggi viene invocato non può più essere il padre che ha l’ultima parola sulla vita e sulla morte, sul senso del bene e del male, ma solo un padre radicalmente umanizzato, vulnerabile, […] capace di dimostrare attraverso la testimonianza della propria vita, che la vita può avere un senso.” (Recalcati, 2013)

La famiglia e il nuovo progetto educativo
Il cambiamento del modello educativo familiare ha giocato un ruolo determinante nella nascita dei nuovi adolescenti.
Dal modello etico a quello estetico: progressivo abbandono del modello educativo della colpa e del castigo per quello affettivo e relazionale; il compito è quello di farsi obbedire per amore non per paura.
Il bambino non nasce più nell’ombra del peccato originale, non più tendenzialmente colpevole e bisognoso di riscatto attraverso l’educazione, le regole e i valori che gli devono essere imposti.
Genitori indotti a pensare che il loro mandato sia quello di aiutare il bambino ad assecondare la sua vera natura, che è buona e intelligente. Prevale per la coppia genitoriale l’intenzione di svolgere una “funzione ostetrica”, piuttosto che quella di cercare di mettere dentro al proprio figlio regole e rappresentazioni precostituite.”

( Tratto dalla conferenza “I nuovi adolescenti: alla ricerca di sé nella società contemporanea” relatore il dott. Gabriele Nardi del 22 settembre 2018 – Consulta le slide della conferenza)