“[…] Nella comunicazione empatica l’”accompagnatore”, colui che ascolta e si apre pienamente all’altro, inizialmente pone delle domande al suo interlocutore. Le domande hanno lo scopo di confermare all’accompagnatore, via via che arrivano le risposte, che la sua traduzione  corrisponda con esattezza a quello che è stato detto. Il punto interrogativo (la domanda) è molto importante all’inizio della comunicazione empatica, perché esprime la consapevolezza dell’accompagnatore di non sapere per l’altro (niente è scontato). Inoltre, indica un momento di pausa che permette all’interlocutore di ascoltarsi, di rimanere con se stesso, uno spazio di ascolto che con l’inoltrarsi nella comunicazione diverrà sempre più ampio, con un rallentamento dello scambio verbale che permetterà all’interlocutore di penetrare nei suoi propri veri bisogni e quindi, anche in maniera dolorosa, comunicarli. E’ importante rispettare questi tempi, l’accompagnatore si deve confrontare anche con la propria impotenza dinanzi al dolore altrui, senza tentare di trovare la soluzione più veloce. […]”

(Tratto dalla conferenza esperienziale: “La comunicazione non violenta. Modi di comunicare per restare in relazione”, svoltasi al Centro il 12 gennaio 2019 e dal libro “Empatia al cuore della comunicazione non violenta”, di Jean-Philippe Faure e Celine Girardet)

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