Il bambino ferito…..e la relazione di coppia

“[…] A volte qualcuno nel corso di un laboratorio ci dice “non potrò stare bene con nessuno finché non avrò guarito il mio bambino ferito”. E noi rispondiamo “se fosse così, le buone relazioni di coppia sarebbero rare come fiori nel deserto, hai mai pensato che l’altro potrebbe aiutarti nel prenderti cura di queste ferite?”. La verità è che spesso non abbiamo il coraggio di riconoscere, prima a noi stessi e poi agli altri, la vergogna, il senso di impotenza, la paura che ci suscitano le ferite di quel bambino. Oppressi da questi sentimenti, non siamo in grado di chiedere aiuto e tanto meno di offrirlo. Piuttosto, preferiamo abbandonarci inconsapevolmente alla pretesa magica che l’altro ci liberi da quelle ferite. Solo la magia potrebbe risolvere i nostri problemi dall’esterno, se non siamo disposti a riconoscerli e prenderci la responsabilità di curarli. Ma la magia, almeno qui, non funziona. Quando smettiamo di evitare il nostro mondo interiore e ci prendiamo le nostre responsabilità, l’altro non è più una minaccia, non è più responsabile dei nostri disagi e possiamo accogliere anche i suoi limiti, come i nostri.
Allora smettiamo di avanzare pretese e iniziamo a formulare richieste. Possiamo usare quelli che noi chiamiamo i quattro passi per muoversi dalla pretesa alla richiesta d’aiuto: 1) riconoscere ed esprimere il proprio desiderio; 2) riconoscere ed esprimere il bisogno che dà energia al desiderio; 3) ascoltare e comprendere il bisogno differente dell’altro; 4) chiedersi “cosa posso fare io?” “come possiamo aiutarci reciprocamente?”. Per avere una relazione d’amore ricca e positiva non è necessario curare prima le proprie ferite, ma è indispensabile che ciascuno impari a curare le proprie mentre si sta insieme. Il lavoro lo iniziamo in prima persona, da dentro.
L’altro può sostenerci dall’esterno. Nella relazione positiva l’altro diventa il nostro più prezioso alleato. La relazione è un invito, un dono che ci viene dato per trovare l’equilibrio interno attraverso l’equilibrio fuori. […]”
(Beatrice Loreti e Roberto Masiani, in SATI, rivista dell’associazione A.Me.Co , settembre/dicembre 2016)

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