Pretese e avversione nelle relazioni

“[…] Quando all’interno di noi stessi non diamo ascolto a una o più parti, soffriamo. Assorbiti dalla necessità di proteggerci da questa sofferenza, abbiamo poca disponibilità verso l’esterno, quindi il malessere che stiamo provando lo trasmettiamo anche all’esterno. Così facendo non possiamo aprirci ad un confronto sincero e leale con l’altro, perché potrebbero essere scoperte le parti interiori che noi per primi non vogliamo incontrare. Anche la nostra possibilità di dare è limitata, perché siamo assorbiti dallo sforzo di mantenere le nostre strategie difensive. Riusciamo a dare solo nella misura in cui possiamo usare l’altro come mezzo per rassicurarci, per eludere la responsabilità della nostra difficoltà interna. E’ un dare condizionato. Si all’interno che all’esterno dobbiamo essere attenti a controllare quello che accade, per non lasciare emergere certe cose.
Non c’è la possibilità per dare che sia a beneficio esclusivo della libera espressione dell’altro, perché lo si renderebbe sempre più forte ed autonomi, quindi meno controllabile. Il cocktail emotivo, costituito dal bisogno di sicurezza affettiva, unito all’incertezza circa la propria capacità di riconoscere e di restare in contatto con il mondo interiore, ci fa sentire facilmente minacciati dalla sicurezza e autonomia del partner. La possibilità di prendersi cura del partner viene sacrificata. Inoltre, quando neghiamo che il problema sia dentro, siccome il disagio non si può sopprimere, dobbiamo mantenere la convinzione che quello che non va sia fuori. E dunque crediamo di doverci difendere da qualcosa che sta fuori di noi e sviluppiamo la tendenza a cercare fuori le cose che non vanno.
Quando entriamo in relazione con il mondo esterno cerchiamo il “difetto” e, se vogliamo mantenere la relazione, possiamo dedicarci “alla nobile impresa di cambiarlo”, o almeno contenerlo e limitare i suoi effetti negativi. Anche questo toglie spazio alla possibilità di accogliere l’altro, aiutarlo a realizzarsi per come è e vuole essere. Così l’alleanza nella relazione affettiva non può fiorire, ma si alimentano pretese e avversione.
[…].”
(Beatrice Loreti e Roberto Masiani, in SATI, rivista dell’Associazione per la Meditazione di Consapevolezza, di Roma, settembre-dicembre 2016)

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