Siediti come una montagna….

“[…] consapevoli o no, noi siamo “prima di tutto” – e forse anche soprattutto – “un io corpo”. […].
Marco l’eremita, un asceta cristiano del IV secolo, afferma: “La preghiera inizia dal corpo. E’ assurdo pensare di portare la mente in uno stato di contemplazione senza il corpo”. L’autore anonimo della ‘Nube della non conoscenza’ lo conferma a sua volta, con risolutezza, nel XV secolo: “Quando intraprendi questo nobile lavoro della contemplazione, semplicemente siediti rilassato e tranquillo”. […] Infatti il primo consiglio che si possa dare a chi vuole meditare non è di ordine spirituale, ma fisico: siediti!”.
Sedersi come una montagna, portando il corpo in uno stato di assoluta immobilità e di riposo, contribuisce a sviluppare e a nutrire tutta una serie di atteggiamenti interiori, particolarmente significativi in rapporto alla preghiera e alla contemplazione. L’immobilità fisica e la conseguente pace del corpo conducono anzitutto ad “essere carichi di presenza”. La preghiera è un atto di amicizia. Di conseguenza, essa reclama per sua natura la capacità di dimorare nel qui ed ora, dell’essere interamente presenti nel momento presente. Senza presenza non c’è amicizia. “Prima di costruire una chiesa bisogna essere pietra.
[…] scrive ancora Jean-Yves Leloup.
[…] Sedersi come una montagna è anche “prendere tempo”. […] “Le montagne hanno un altro tempo, un altro ritmo. Star seduto come una montagna vuol dire avere l’eterno davanti a sé. L’atteggiamento giusto per chi voglia entrare nella meditazione è sapere che l’eternità gli sta dietro, dentro e davanti “(Leloup).
Il saper perdere tempo è anche un modo per porre concretamente l’essere al di sopra dell’avere. “La cosa più dura era pensare ore e ore a fare niente. Bisognava imparare di nuovo ad essere, semplicemente ad essere, senza scopo né motivo. Meditare come una montagna era la meditazione stessa dell’Essere, del semplice fatto di esistere, prima di ogni pensiero, di ogni piacere e di ogni dolore” (Leloup).
[…] .
Sedersi immobili come la montagna è anche un’espressione che indica tranquillità, disponibilità, piena accoglienza, equanimità. E’ dare. Come prima cosa, a tutto ciò che esiste, dentro e fuori di noi, il diritto di esistere. Di conseguenza, meditare come una montagna è non giudicare. In effetti, in virtù di questa meditazione “aveva pure modificato il ritmo dei suoi pensieri. Egli aveva imparato a vedere senza giudicare, come se desse a tutto ciò che cresce sul dorso del monte anzitutto il diritto di esistere. Sapeva indugiare, accogliere le stagioni, starsene silenzioso e quieto, talvolta come un terreno brullo, talvolta, come il pendio di una collina pronta per la festa della mietitura” (Leloup) […]”
(Padre Andrea Schnoller, tratto da SATI, maggio-agosto 2016)

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