Il percorso di consapevolezza

“[…] Il percorso di consapevolezza è un percorso integrativo ed inclusivo. Cioè un cammino in cui accolgo tutto ciò che sento dentro di me, colgo la moltitudine di sensazioni in continuo movimento, attimo per attimo. E mi apro alle percezioni piacevoli o spiacevoli che si presentano: ad esempio, se sento nel corpo un insieme di sensazioni che per abitudine definisco come paura, non lo rifiuto non lo respingo, semplicemente ne faccio esperienza nel corpo, senza giudizio, ascolto cosa mi accade, e senza dare a questo sentire l’etichetta di “paura” (con tutto il carico emotivo, sociale e storico che tale parola si porta dietro). Così, esploro le mie sensazioni fisiche, mi sento con curiosità, mi apro a cosa mi accade e, comunicandomi cosa mi accade, mi concedo anche di scoprire qualcosa di nuovo: “forse non è paura”. Quindi, è un percorso in cui non interferisco, cioè non pongo preferenze od effettuo scelte limitanti riguardo a ciò che sento, non ho aspettative o ideali da soddisfare, non c’è un giusto o uno sbagliato in quello che emerge dall’ascolto di me, ma, semplicemente lascio che le cose avvengano, si manifestino: integro le sensazioni, il mio sentire al di là del mio volere. Così, imparo a non interferire nel fluire della mia realtà. Un non interferire a cui non sono abituato: fin dalla culla subisco interferenze, prima indispensabili dall’ambiente di sostegno, poi, con il crescere sono io, ed il mio sistema di regole e di condizionamenti a cui aderisco, ad interferire nel fluire naturale del mio Essere, inizio così a limitarmi nelle esperienze o perfino a privarmene. Infatti, la mia personalità (l’immagine che mi sono costruito per rispettare un “dover esser”, un modello ideale) ha bisogno di controllare la realtà, ha bisogno di spazi di azione delimitati, sebbene possano essere anche dolorosi, in quanto  non vuole perdersi nella fluidità, perché la realtà è imprevedibile e continuamente mutevole, improvvisa, e non sono abituato, anche per antichi condizionamenti, a stare in questa energia.
Quindi, nello spazio della mia personalità il sentire è quello della separazione, del separarmi dalle esperienze che vivo, separarmi dal mio Essere, e il sentirmi separato ed isolato si manifesta, così, con un senso di mancanza. Ma il tema della mancanza è una menzogna, infatti, sul piano della mia Essenza (dell’essere vero) io non manco di niente, sono perfetto così come sono, sono un Essere straordinario e, quindi, ordinario allo stesso tempo. Invece, cerco fuori quello che ho già, quello che è già dentro di me. Il continuo cercare fuori quello che, senza accorgermi, ho già, alimenta, da adulto, il mio malessere, la mia sofferenza (il mio valore, l’amore per me stesso, il mio essere speciale non può venire da fuori come riconoscimento, in quanto è già in me). Per togliermi da questa sofferenza  basta che rientri in contatto con il mio vero Essere, e quindi che perda l’identificazione con la mia personalità (non combatto la personalità, ma la mia identificazione con essa) e che abbandoni la convinzione che io non vada bene perché penso che mi manchi qualcosa. Il peccato originale è stato quello di essermi dimenticato, tanti anni fa, della meraviglia che sono. Il cammino di consapevolezza quindi è un cammino per ritornare a me stesso, non un andare avanti, bensì un tornare alla sorgente, al mio valore speciale. Non c’è niente da raggiungere o cercare, ho tutto quello che mi serve qui ed adesso. Dentro di me. Tutto, niente è escluso[…]”
(Laboratorio di Pratica della Presenza)

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