La depressione della madre

“[…] Un’altra ferita che spesso viene alla luce nel corso della psicoterapia è quella che deriva da una convinzione fortemente radicata nel paziente di aver dovuto assumersi, nel corso della sua infanzia, la responsabilità della felicità di uno o di entrambi i genitori.
Ciò si verifica in particolare in presenza di una madre depressa, incapace di manifestare al figlio tutto l’amore di cui avrebbe necessità. In alcuni casi infatti la madre, vivendo in uno stato di profonda prostrazione, che la costringe anche a stare tante ore della giornata a letto, non riesce a rispondere ai bisogni di rassicurazione, calore e protezione, la cui soddisfazione è necessaria al bambino affinché egli possa in seguito cercare di soddisfare il bisogno di autorealizzazione.
[…] Se il bambino non riceve la cura e le attenzioni di cui ha bisogno, può convincersi di non avere l’esigenza di ricevere tali cure dagli altri e che l’unico modo per sopravvivere è sentire di non avere bisogni propri, ponendosi unicamente in un’ottica di “servizio” nei confronti degli altri e soprattutto della madre che soffre ed è infelice.
Rimane però in questi bambini un sottofondo di rabbia inconscia che caratterizza il loro comportamento. Una volta divenuti adulti per queste persone la “coazione al servizio”, più che una qualità genuina, assume tutte le caratteristiche della formazione reattiva. La dedizione agli altri infatti non sarà caratterizzata da gioia, un vissuto che sperimenta chi lo fa in modo maturo, ma da rabbia depressa, anche se inconsapevole
[…]”
(Virgilio Niccolai – Rivista di Psicosintesi Terapeutica – Marzo-settembre 2010)

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