Investigando la nostra mente

“[…] Se investighiamo la nostra mente anche solo in superficie, scopriremo prima o poi una fondamentale consapevolezza aperta che è sempre presente. Di solito non ci accorgiamo di questa fondamentale consapevolezza perché siamo abituati a rivolgere l’attenzione agli oggetti della consapevolezza, gli oggetti esterni delle percezioni sensoriali o gli oggetti della nostra esperienza soggettiva. […]

Ma una limitata introspezione basta a rivelarci che tutti questi oggetti ed esperienze si situano in un più vasto spazio di consapevolezza…altrimenti non ne verremmo a conoscenza. Ciò indica la qualità vuota della mente.
[…] Pur avendo una consapevolezza vuota, aperta, la nostra mente genera continuamente forme; sorgono continuamente pensieri, emozioni, immagini, percezioni, sensazioni. Tuttavia, quando osserviamo a fondo queste forme, scopriamo che sono vuote, non esistono in modo permanente, continuo.
[…] Appaiono a un certo punto, permangono per qualche tempo, fluttuano nel loro permanere e scompaiono in qualche punto successivo. Hanno una qualche forma di esistenza nel momento ma sono prive di esistenza intrinseca. A un certo punto smettono di esistere. Le forme particolari non sono eterne, ma la potenzialità del vuoto di esprimersi dinamicamente come forma è eterna ed è inseparabile da vuoto. […]”
(jennifer Welwood – citazione tratta da “SATI” di maggio-agosto 2015)

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