La compassione

Quando la compassione sorge spontanea nel nostro cuore, si apre una porta interiore su quell’esperienza infantile dell’amore che fa parte della nostra realtà fondamentale: è questo uno dei suoi aspetti meravigliosi! Secondo la prospettiva laica, vista la nostra natura biologica di animali sociali il nutrimento è parte integrante del meccanismo di sopravvivenza umano. Senza l’amore della madre, nonché la capacità istintiva del neonato di cercare e godere dell’affetto materno, l’essere umano non avrebbe nessuna possibilità di sopravvivenza.
Mi capita spesso di citare le prove mediche e scientifiche che dimostrano come il semplice contatto fisico con la madre, o con un’altra persona che ne faccia le veci, costituisca il fattore più importante per la crescita delle dimensioni del nostro cervello nel corso delle prime settimane di vita. Ciò dimostra quanto il ruolo dell’amore e della compassione altrui sia cruciale per la sopravvivenza e il benessere di qualsiasi individuo. Ecco perché sperimentare compassione per gli altri significa fare ritorno alla nostra più profonda natura.
Una volta dischiusa quella porta interiore, volgerci agli altri e stabilire un contatto con loro non ci costa più nessuna fatica. Ed è per lo stesso motivo che il più grande antidoto all’insicurezza e all’angoscia è proprio la compassione, che ci riporta alle fondamenta della nostra forza interiore. Un essere veramente compassionevole è l’incarnazione di uno spirito impavido e spensierato, che scaturisce a sua volta dalla libertà da qualsiasi preoccupazione egocentrica.
La compassione è una qualità che ogni essere umano eredita per diritto di nascita, a tale riguardo, essere credenti o meno non fa alcuna differenza. Gli insegnamenti delle religioni tradizionali intendono solo aiutarci a riconoscere tale eredità, e ci forniscono strumenti sistematici per promuoverla, svilupparla e portarla alla massima perfezione.”
(Dalai Lama)

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