Il Nobile Silenzio

“[…] C’eravamo inoltre ripromessi di non mangiare dopo mezzogiorno, di non portare gioielli, di non usare profumi e di non dormire in un letto troppo comodo. Inoltre c’eravamo impegnati a mantenere il Nobile Silenzio, cioè non parlare e a non fare rumori che distraessero gli altri. E questo fu magnifico.
Durante le passeggiate fra una meditazione e l’altra si incontravano gli latri partecipanti e non c’era bisogno di fare conversazione; un cenno muto della testa bastava. A tavola non c’era bisogno di dire qualcosa tanto per riempire il vuoto, che a volte pare insopportabile, con banalità ancora più vuote. Ognuno era sempre solo con se stesso.
Il silenzio fu un a grande scoperta perché, senza quel primo piano delle parole altrui, mi accorsi che anche la grandiosa bellezza della natura era nel suo silenzio. Guardavo le stelle e sentivo il oro silenzio; la luna non faceva rumore e anche il sole si levava e tramontava senza nemmeno un bisbiglio. […] Mi parve che, questo del silenzio, fosse un diritto naturale che ci era stato tolto. pensai con orrore a quanta parte della vita se ne va, calpestata dalla cacofonia che ci siamo inventati con l’illusione che ci faccia piacere o compagnia. Ciascuno dovrebbe ogni tanto, raffermare questo diritto al silenzio e concedersi una pausa, una pausa di giorni di silenzio, per risentire se stesso, per riflettere e ritrovare un po’ di sanità […]”
(Tiziano Terzani – Un indovino mi disse)

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