Osservare la paura

“[…] Allora mi domando: “Perché, perché, perché penso al futuro e al passato in termini di piacere e dolore, sapendo che un pensiero simile crea paura? E’ impossibile per il pensiero fermarsi psicologicamente? Perché altrimenti la paura non finirà mai.” […] Potete osservare la paura senza trarne conclusioni, senza le interferenze della conoscenza che avete accumulato? Se non potete, allora ciò che state osservando è il passato, non la paura; se invece potete, allora state osservando per la prima volta la paura senza l’interferenza del passato.
[…] Allora, se voi la osservate e ci vivete insieme….se ci vivete insieme in modo completo, inevitabilmente vi chiederete: Chi è l’entità che vive con la paura? Chi è che osserva la paura, che ne guarda tutti i movimenti, che vede le sue varie forme insieme alla consapevolezza della sua matrice? L’osservatore è un’entità morta, un essere statico, che ha accumulato molte conoscenze e informazioni su se stesso, ed è questa cosa morta che sta osservando e vivendo con il movimento della paura?”. Non rispondete a me, rispondete a voi stessi. Voi, gli osservatori, siete un’entità morta che osserva una cosa viva, oppure siete una cosa viva che osserva una cosa viva? […] L’osservatore è il censore che non vuole la paura, l’osservatore è la totalità di tutte le sue esperienze della paura. Quindi, l’osservatore è separato dalla cosa che chiama paura; c’è uno spazio tra loro; egli cerca sempre di superarla o di sfuggirla, e di qui la costante battaglia tra lui e la paura, una battaglia che è un enorme spreco di energia […].”
(J. Krishanmurti)

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