Vivere assieme alla paura

“[…] Quante volte, nella nostra vita, abbiamo udito discorsi retorici sulla paura, dove l’enfasi viene posta sull’essere impavidi, sul coraggio necessario per sconfiggerla e come, paradossalmente, questo atteggiamento ha rafforzato il nostro senso di inadeguatezza e di insicurezza, ingredienti basilari del meccanismo della paura? Cosa è necessario affinché questo muoversi assieme alla paura possa prendere vita, cosa rende la mente e il cuore straordinariamente acuti? […] Krishnamurti porta l’accento su quella dimensione eccezionalmente potente che si manifesta quando, al posto della resistenza, l’ascolto profondo opera una metamorfosi preziosa, aprendo i nostri cuori e le nostri menti a qualcosa di vivo. E’ questa apertura del cuore e della mente che rende il vivere assieme alla paura un processo misteriosamente trasformante, non una rassegnazione passiva alle evenienze, alla ‘cattiva sorte’.
Questo vivere assieme è il lasciare andare qualsiasi tentativo di controllo, di manipolazione, di resistenza alla paura, e questo lasciare andare è già portatore di guarigione, in quanto fa cessare il dolore provocato dalla resistenza, dall’avversione al cambiamento. La paura è una forma di radicamento nell’avversione , forse meno immediatamente eclatante della forma aggressiva dell’avversione, che è la rabbia, ma ugualmente velenosa. Vivere con una cosa viva significa mettere fine alla frammentazione progressiva che causiamo quando trattiamo la paura come una cosa da allontanare, e questa frammentazione ci taglia fuori dalla vita, tanto più quanto più è forte la resistenza. 
[…]
(Andrea Anastasio)

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