I fiori di loto

“[…] Secondo la tradizione, in uno dei giorni immediatamente successivi all’esperienza del risveglio, il Buddha si sarebbe avvicinato al bordo di uno stagno, in dubbio sull’opportunità o meno di insegnare o meno. Nello stagno avrebbe visto dei loti. Molti dovevano ancora maturare e stavano sotto la superficie dell’acqua, altri erano sul pelo dell’acqua e pochissimi si stagliavano al di sopra di essa. La maggior parte dei loti era ancora immersa nell’acqua.
I loti sono gli esseri umani. Quelli che stanno sotto la superficie sono impermeabili a qualsiasi insegnamento. Però sono dei loti, attenzione, prima o poi verranno sulla superficie pure loro. La metafora è chiara, perché non ci dice che sotto la superficie dell’acqua ci sono i sassolini, la sabbia, la fanghiglia e magari qualche alga. No, sono loti, sono tutti loti, sia quelli immaturi spiritualmente, sia quelli che invece sono maturi e sviluppati. Da un punto di vista ontologico siamo tutti della stessa ‘pasta’, è diverso il grado di maturazione. Molti non ce la fanno; anche se il Buddha insegna non succede niente. L’acqua che li separa dalla superficie gli impedisce di fiorire. C’è bisogno che questi crescano ancora. Coloro che si trovano sulla superficie sono quelli che hanno veramente bisogno dell’insegnamento. Pochissimi sono i santi, Buddha solitari, coloro che non hanno bisogno di alcuna istruzione, di alcun chiarimento, poiché di fatto sono già liberati. Tutti però sono la stessa cosa, sono tutti loti. La natura del Buddha è presente in tutti, senza eccezioni
[…]”
(Francesco Sferra)

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