L’importanza di parlare dei problemi che ci assillano….

“[…] James Pennebaker, uno psicologo della Southern Methodist University; in una serie di esperimenti, egli ha dimostrato che, parlando dei problemi che lo assillano, l’individuo può trarre benefici effetti in termini medici . Il metodo di Pennebaker è eccezionalmente semplice: egli chiede al soggetto di scrivere, per quindici o venti minuti al giorno, e per circa cinque giorni, qualcosa che riguardi “l’esperienza più traumatica di tutta la sua vita”, oppure una preoccupazione contingente molto pressante. Se le persone che partecipano allo studio lo desiderano, i loro scritti possono rimanere interamente privati.
L’effetto di questa confessione è eccezionale: in particolare, si sono riscontrati un aumento della funzione immunitaria, una significativa diminuzione del numero delle visite agli ambulatori medici nei sei mesi successivi, un minor numero di giorni lavorativi perduti, e perfino un miglioramento dell’attività degli enzimi epatici. Inoltre, i soggetti i cui scritti davano prova dei sentimenti più irrequieti erano quelli che ricavavano i maggiori benefici a livello di funzione immunitaria. Emerse così che il modo più “sano” per sfogare sentimenti penosi era in primo luogo quello di esprimere intensamente tali sentimenti, quali che fossero – tristezza, ansia, collera; poi, nel corso dei giorni successivi, intessere un intreccio, alla ricerca di un significato nel trauma o nel travaglio emotivo.
Questo processo, naturalmente, sembra simile a ciò che accade quando l’individuo esplora i suoi problemi nell’ambito della psicoterapia. In verità, i risultati di Pennebaker offrono una
possibile chiave di lettura dei risultati ottenuti in altri studi, nei quali è stato dimostrato che i pazienti sottoposti non solo a intervento chirurgico o a trattamento con farmaci per patologie diverse, ma anche a psicoterapia, spesso presentano un “decorso clinico più favorevole” di quelli che ricevono solo il trattamento farmacologico o chirurgico […]”.
(Daniel Goleman – Intelligenza emotiva)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.