“Una buona padronanza di sé …”

[…] Una buona padronanza di sé – ossia la capacità di resistere alle tempeste emotive causate dalla sorte avversa, senza essere “schiavi delle passioni” – è una virtù elogiata fin dai tempi di Platone. L’antica parola greca che indicava questa qualità era “sophrosyne”, ossia, secondo la traduzione del grecista Page DuBois, “cura e intelligenza nel condurre la propria vita; misura, equilibrio e saggezza”. I Romani e i primi cristiani la chiamarono “temperantia” – temperanza – in altre parole, la identificavano con la capacità di frenare gli eccessi emozionali. In effetti, l’obiettivo della temperanza è l’equilibrio, non la soppressione delle emozioni: ogni sentimento ha il suo valore e il suo significato. Una vita senza passioni sarebbe come una landa desolata abitata solo dall’indifferenza – tagliata fuori, isolata e separata dalla ricchezza della vita stessa.
Tuttavia, come ha osservato Aristotele, è importante che le emozioni siano “appropriate”, in altre parole che il sentimento sia proporzionato alla circostanza. Quando le emozioni sono troppo tenui, compaiono l’indifferenza e il distacco; ma quando sfuggono al controllo, diventando troppo estreme e persistenti, allora sono patologiche, come accade, ad esempio, quando siamo paralizzati dalla depressione, travolti dall’angoscia, oppure anche sopraffatti dalla collera furiosa o dall’agitazione maniacale.[…]
(Daniel Goleman – Intelligenza emotiva)

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