Archivio mensile:agosto 2014

Mercoledì 3 settembre – Meditazione Mindfulness – Ingresso libero

Mercoledì 3 settembre – Meditazione Mindfulness
presso il Centro di Psicoterapia e Crescita Umana, via Marsala 11 – Firenze
Ore 20,30

Pratica meditativa base del respiro consapevole per un’esperienza unitaria di sé. Una delle più efficaci tecniche di benessere psicosomatico.
Presa di contatto e di consapevolezza con il proprio corpo, nelle sue parti e nella sua interezza.

Meditazione introdotta e condotta da Roberto Di Ferdinando

orario: dalle 20,30 alle 21,30 circa

Si consiglia un abbigliamento comodo e nella sala di meditazione si accede senza scarpe

Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria.
Per info e prenotazioni: roberto.diferdinando@tin.it – cell.:3339728888

“Ho bisogno di lasciare che accadano le cose…..”

Ho bisogno di lasciare che accadano le cose che devono accadere: è necessario essere aperti all’inatteso. Io sono diverso ogni giorno che passa; e quando avrò ottant’anni, spero ancora di poter trovare questi cambiamenti interni ed esterni. Se arriverò a quell’età non mi fermerò a pensare alle cose che ho già fatto, perchè voglio usare ogni attimo di vita che ancora mi resterà.
Non posso pianificare niente d’importante, soltanto piccole cose. Chi pianifica ciò che è importante, trasforma tutto in piccole cose.
(Khalil Gibran)

“Colui che si prende cura…..”

Cercando con la mente in tutte le direzioni non si trova alcuno più caro di noi stessi.
Invariabilmente, fra tutti gli altri, ognuno ha caro se stesso. Pertanto, chi ama se stesso, non farà mai del male agli altri.

[…] – Io mi prenderò cura di me stesso -: o monaci, è con questo spirito che deve essere coltivata la pratica della presenza mentale. – Io mi prenderò cura degli altri – : è con questo spirito che deve essere coltivata la pratica della presenza mentale.
[…] E in che modo, o monaci, colui che si prende cura di se stesso si prende cura degli altri? Con la pratica, con la meditazione, con una pratica ripetuta.
[…] E in che modo, o monaci, colui che si prende cura degli altri si prende cura di se stesso? Con la pazienza, con il non nuocere, con l’amore e con la solidarietà. E’ cosi, invero, o monaci, che colui che si prende cura degli altri si prende cura di se stesso.
(Buddha – La rivelazione del Buddha)

La vita è così com’è

Iniziamo a imparare che nella vità c’è un’unica cosa a cui affidarsi. Quale? C’è chi pensa: <<Il mio compagno, la mia compagna>>. Per quanto possiamo amare nostro marito o nostra moglie, non possiamo dare loro totale fiducia, in quanto tutti, noi compresi, sono più o meno inaffidabili. Per quanto ci piaccia e l’amiamo, nessuna persona ci può dare completo affidamento. Allora, a cosa affidarsi?
Eppure c’è una cosa assolutamente degna di fiducia: la vita così com’è”.

(Charlotte Joko Beck)

La causa principale della sofferenza

Quanto ci rendiamo conto che ogni volta che usciamo da casa già sappiamo come andranno le cose e di quanto poco siamo disposti ad andare incontro alle nostre giornate prevedendo la possibilità che l’imprevisto sia effettivamente reale quanto lo sono le nostre apsettative? Per dirla in breve: abbiamo in noi sufficiente spazio per incontrare la realtà, oppure la nostra opinione su di essa occupa tutto il nostro panorama?
[…] La causa principale della sofferenza è il non vedere le cose così come sono, pertanto, se desideriamo prenderci cura della retta visione, dobbiamo essere disposti a comprendere che il più grande impedimento al conoscere è che noi non siamo affatto interessati a vedere i molteplici aspetti di cui è composto ogni singolo attimo“.
(Neva Papachristou)

La pratica meditativa

La pratica meditativa non è un “acchiappanuvole”, ma un modo per entrare in contatto con la vita. Più pratichiamo e più si apre l’intuizione di un altro modo di vivere. Abbandoniamo a poco a poco la direzione egocentrica, non per una direzione “eterocentrica”, perché noi siamo sempre inclusi, ma per una direzione di apertura totale.
(Charlotte Joko Beck)

“Per superare le difficoltà della pratica …..”

Per superare le difficoltà della pratica ci occorrono pazienza, perseveranza e coraggio. Perché sono necessari? Perché una pratica perseverante mina gli schemi abituali: la caccia alla felicità, la lotta per la soddisfazione dei desideri, la tensione per evitare la sofferenza fisica e mentale. Impariamo visceralmente, non solo col cervello, che una vita colma di gioia non sta nella caccia alla felicità ma nello sperimentare e nell’essere tutti gli aspetti della vita così come si presentano; non nella soddisfazione dei desideri egoistici ma nel soddisfare le richieste della vita: non nell’evitazione del dolore ma nell’essere il dolore quando è necessario.
(Charlotte Joko Beck)

“le ragioni della mia infelicità erano dentro di me…”

E ho pensato che forse le ragioni della mia infelicità erano dentro di me anziché fuori; che avevo continuato a disamorarmi di ogni donna e lavoro e storia appena accennava a perdere la sua magia iniziale solo perché non ero in grado di sostenere una responsabilità adulta né di interpretare in modo positivo i comportamenti evoluti della nostra specie. Ho pensato che forse quella che io chiamavo leggerezza era una forma di superficialità egoista che mi spingeva a scappare invece di affrontare le sfide della vita, e quello che chiamavo peso era la giusta consistenza delle cose. Ho pensato che forse avrei finito per ritrovarmi sempre nella stessa situazione con qualunque donna, passata la fase dello slancio e del divertimento e della scoperta. Ho pensato che forse non era più il momento di inseguire e cercare e stupirsi ma di fermarsi e accettare e costruire.
(Andrea De Carlo, Nel momento)