Archivio mensile:luglio 2014

“Un tempo il potere da cui uno si sentiva oppresso…”

Un tempo il potere da cui uno si sentiva oppresso aveva sedi, simboli, e la rivolta si dirigeva contro quelli. Ma oggi? Dov’è il centro del potere che immiserisce le nostre vite? Bisogna forse accettare una volta per tutte che quel centro è dentro di noi e che solo una grande rivoluzione interiore può cambiare le cose, visto che tutte le rivoluzioni fatte fuori non han cambiato granché.
(Tiziano Terzani)

“Immaginiamo….”

Immaginiamo di essere in viaggio e di fermarci per una sosta di riposo in una bella località. Poco dopo, essendoci accorti di quanto sia gradevole il posto, cominciamo a essere invasi da tanti pensieri su quanto ci piacerebbe trascorrere qui una settimana di vacanza. E per tutto il tempo della sosta la nostra mente fervidamente fantastica e si esalta da un lato e dall’altro si rammarica perché dobbiamo ripartire. Arrivato il momento del congedo, se riflettiamo bene, possiamo affermare tranquillamente che noi non abbiamo incontrato quella valle d’incanto.
(Corrado Pensa – L’intelligenza spirituale)

Mistero

“.…Un insegnante buddhista ha detto: <<Se impariamo a lasciarci andare all’incertezza, ad avere fiducia nella fondamentale identità della nostra natura e di quella del mondo, allora il fatto che le cose non siano solide e fisse diventa, anziché una minaccia, un’opportunità liberatoria. Allora siamo liberi di assaporare ciò che la vita offre, di gustare pienamente la qualità di ogni momento, che sia un momento di tristezza o di gioia.>>

Una vita senza Mistero diventa rigida, fissa; una vita troppo programmata è priva dell’essenziale elemento della spontaneità e genera logoramento, spossatezza e scoraggiamento. Queste condizioni derivano da una mancanza di meraviglia e da una prospettiva limitata.
Vivere in armonia con il Mistero è un’apertura verso la prospettiva più vasta possibile. E’ un ascolto profondo: ascolto e apertura all’inaspettato.
Con il tempo, se viviamo in questo modo, capiremo che non stiamo soltanto testimoniando il Mistero…noi siamo il Mistero!
Quando viviamo solo in ciò che può essere misurato e spiegato sminuiamo l avita. E quando sminuiamo la vita, sminuiamo noi stessi.
(Patricia Feldam Genoud)

“La maggior parte dei nostri problemi…”

La maggior parte dei nostri problemi, in quanto esseri umani, deriva proprio dall’attaccamento nel suo duplice aspetto: afferrare e tenere ciò che ci piace e respinge e ciò che non ci piace. L’attaccamento è dunque come un Giano bifronte, costituito sia dal desiderio di tenere sia dal desiderio di respingere. E, alla base di questi desideri, c’è sempre quella che nel Dharma è la causa principale della sofferenza: l’ignoranza, il cui significato non è quello di non sapere tutto ciò che c’è da sapere, ma, piuttosto, l’incapacità di vedere chiaramente.

Il significato della parola vipassana è vedere chiaramente le cose così come sono, che include il vedere chiaramente il processo dell’identificazione. Per esempio, grazie alla pratica, vediamo quanto spesso consideriamo la rabbia come me, come la mia rabbia, piuttosto che riconoscerla come un’emozione che è apparsa e che, come tutte le cose, sorge, ha la sua durata e poi finisce. E, allo stesso modo, consideriamo il desiderio come il mio desiderio, come qualcosa a cui afferrarsi e con il quale identificarsi, piuttosto che come un’emozione che, anch’essa, sorge e svanisce. Quando non vediamo chiaramente la natura di ogni pensiero, di ogni emozione, noi diventiamo quel pensiero e quella emozione, e agiamo mossi dall’identificazione. L’aspirazione più profonda, anche se spesso non ancora ben manifesta, la motivazione che ci conduce ad intraprendere un cammino interiore, è spesso proprio l’aspirazione a vedere più chiaramente, e quindi ad essere sempre meno confusi o ignoranti.
(Patricia Feldman Genoud)

“La regolare pratica quotidiana…”

La regolare pratica quotidiana è anzitutto un valore a sé stante, sia perché è un intervallo di pace nelle nostre giornate, sia perché è un tirocinio eccellente a non alimentare la mente proliferante. E, grazie a una mente meno proliferante, disponiamo di maggior leggerezza e flessibilità mentale, il che ci dispone a comprendere meglio noi stessi, gli altri, il Dharma. Inoltre […] la pratica formale quotidiana diventa, col tempo, un requisito importante per favorire la nostra pratica in azione. La meditazione ci allena a ritornare in continuazione al presente ed è questa stessa capacità che va riportata nella pratica in azione.

(Corrado Pensa)

“Atteggiamento verso la vita”

Esiste una cosa vaga e misteriosa che definiamo ‘atteggiamento verso la vita’.[…] Tutti noi conosciamo persone in lotta con l’esistenza: gente infelice che non ottiene mai quel che vuole; gente confusa, che si lamenta, che si pone in angoli scomodi da cui vede tutto di traverso. Poi ci sono anche altri che, pur avendo l’aria di essere pienamente felici, sembrano aver perso ogni contatto con la realtà. Essi riversano tutto il loro amore su porcellane antiche e cagnolini. Non si interessano a nulla, se non alle vicissitudini della loro salute e alle alterne vicende della vita mondana. Vi sono però altre persone che ci colpiscono – sarebbe difficile dire precisamente perché – per il fatto di trovarsi, per loro natura o per caso, nella condizione di usare appieno le loro facoltà per cose di un certo rilievo. Non sono necessariamente felici o realizzate, ma proviamo un certo entusiasmo in loro presenza; e molto interesse per le loro azioni. Ci sembrano molto vive. Questo può essere in parte dovuto a circostanze materiali – sono nate in ambienti a loro congeniali – ma molto dipende da un felice equilibrio delle loro qualità che non gli fa vedere le cose dal lato peggiore, di traverso, né distorte dalla nebbia, ma da tutti i lati, nella giusta proporzione; sembrano davvero avere una presa sulle cose; e quando passano all’azione sono argento vivo.
(Virginia Wolf – Voltando pagina. Saggi 1904-1941)

“La pratica…”

La pratica (meditazione di consapevolezza) non consiste nel separare noi stessi dalla vita dagli altri. Non consiste nel fuggire lontano dagli aspetti duri della vita e scappare dalla realtà per rifugiarsi in qualche stato trascendentale. La pratica è un rifugio che ci porta più vicini a noi stessi e più vicini agli altri. La pratica è vivere le nostre vite con onestà e amore.
(Frank Ostaseski)

“La nostra paura….”

La nostra paura, generata dal fatto di non poter avere controllo sulla sofferenza, ci conduce all’illusione di poterla gestire e superare. Non è strano, in effetti, che non si parli mai di gestire la nostra gioia o di superare la nostra felicità? […]
Essere disposti ad affrontare il nostro dolore e a investigarlo dà origine alla compassione e alla gentilezza. Un’attenzione amorevole scioglie le solide difese che abbiamo costruito e ci rende capaci di cominciare a invitare il dolore dentro il nostro cuore. I pensieri, le sensazioni fisiche, il tumulto interiore, tutto ciò che abbiamo respinto per tanto tempo e al quale abbiamo dato solo un piccolissimo spazio, inizia ad essere abbracciato dalla consapevolezza. Quando il dolore viene visto come un alleato, allora esso ha la capacità di mostrarci quanto ci sentiamo separati e quanto abbiamo permesso alle nostre vite di spezzarsi. Incontrare queste esperienze con tenerezza e compassione consente di scoprire che il dolore è il nostro terreno comune; è come un tessuto connettivo che ci unisce agli altri nel dispiacere e nella gioia. Aprendomi compassionevolmente al mio dolore, mi apro a tutto me stesso, mi apro alla vita.
(Frank Ostaseski)

L’indagine. L’esperienza diretta.

da un amico….
 “… La storia continua con una vecchia tigre che vedendo il tigrotto che si muove in mezzo al gregge lo insegue e lo spinge a specchiarsi in un lago perche’ veda che lui e la vecchia tigre sono simili.

Questo e’ cio’ che fa il Maestro. Con le sue parole e i suoi silenzi, con il suo toglierti tutti i tuoi ideali e concetti, con lo spingerti o il sedurti a guardare la tua imagine e la falsa personalita’ con cui ti vesti.

E lo scopo finale di tutto cio’ e’ portarci sul terreno fondamentale: “CHI SONO IO?”

Quando finalmente il non-sapere e’ riconosciuto e digerito allora L’INCHIESTA diviene la motivazione di ogni momento: un’apertura a quella che e’ la nostra esperienza qui/ora, libera, spontanea, piena d’innocenza.

Inchiesta non e’ un’atteggiamento di analisi di tutto cio’ che avviene cercando di capirne il senso, inchiesta e’ il succo della nostra presenza, e’ intrinseca al nostro essere presenti. E’ sorpresa e curiosita’ e un desiderio di essere cosi’ vicini a cio’ che e’ che non abbiamo bisogno di aggrapparci a pregiudizi, giudizi o posizioni, possiamo essere aperti e disponibili all’esperienza.

Inchiesta non cerca risposte, sistemi, rivelazioni ultime, inchiesta ci apre all’ESPERIENZA DIRETTA di chi siamo momento dopo momento e ci insegna a rilassarci e godere.

Allora un profondo ruggito di soddisfazione nascera’ dalla tua gola quando meno te lo aspetti.”