Identificazioni

<<Innumerevoli sono le identificazioni col corpo, con le emozioni, con le funzioni che svolgiamo. Se ad esempio un sentimento triste viene ad occupare la nostra coscienza, noi diciamo: “Io sono triste”. Se una sensazione di stanchezza la occupa, esclamiamo: “Io sono stanco”.
Se proviamo un senso di languore allo stomaco diciamo: “Io ho fame”…e così via.
Nello stesso modo ci identifichiamo con particolari caratteristiche fisiche, morali, intellettuali, sociali, che rispecchiano solo aspetti parziali di noi stessi, così diciamo via via: io sono bello o brutto, io sono forte o debole, io sono uomo o donna, io sono figlio o padre, io sono idealista o positivista, ecc…
Non sempre il particolare contenuto è abbastanza forte o ampio da occupare tutta la coscienza. Ad esempio noi possiamo dire “Io sono stanco” eppure pensare ad altro, aver sentimenti, preoccupazioni di latro genere. Ma se lo stato d’animo è abbastanza intenso, come una profonda tristezza prodotta da una delusione o da una perdita grave, esso occupa per un certo tempo tutto il campo della coscienza e l’identificazione dell’Io con il contenuto della coscienza è, per quel tempo, completa. La persona che è in preda ad una tristezza profonda, non solo dice “Io sono triste”, ma dimentica per il momento di essere stata tante volte serena e allegra; non sa quasi concepire come si possa essere lieti, e se vede altri ridere e scherzare prova un senso di sorpresa, e quel contegno le sembra strano, come irreale. Essa tende a generalizzare, ad obbiettivare, per così dire, lo stato d’animo soggettivo e transitorio col quale si identifica; dice ad esempio: “La vita è triste, solo il dolore è vero, tutto il resto è illusione.
>>

(Roberto Assagioli, Psicosintesi – Ed. Astrolabio)

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