Archivio mensile:giugno 2013

Il Cerchio della Gioia (di Bruno Ferrero)

Un giorno, non molto tempo fa, un contadino si presentò alla porta di un convento e bussò energicamente. Quando il frate portinaio aprì la porta di quercia, il contadino gli mostrò, sorridendo, un magnifico grappolo d’uva.
“Frate Portinaio”, disse il contadino, “sai a chi voglio regalare questo grappolo d’uva che è il più bello della mia vigna?”.
“Forse all’abate o a qualche padre del convento”.
“No, a te!”.
“A me?”. Il frate portinaio arrossì tutto per la gioia. “Lo vuoi dare proprio a me?”.
“Certo, perchè mi hai sempre trattato con amicizia e mi hai aiutato quando te lo chiedevo. Voglio che questo grappolo d’uva ti dia un po’ di gioia”. La gioia semplice e schietta che vedeva sul volto del frate portinaio illuminava anche lui.
Il frate portinaio mise il grappolo d’uva bene in vista e lo rimirò per tutta la mattina. Era veramente un grappolo stupendo. Ad un certo punto gli venne un’idea: “Perchè non porto questo grappolo all’abate per dare un po’ di gioia anche a lui?”.
Prese il grappolo e lo portò all’abate.
L’abate ne fu sinceramente felice. Ma si ricordò che c’era nel convento un vecchio frate ammalato e pensò: “Porterò a lui il grappolo, così si solleverà un poco”. Così il grappolo d’uva emigrò di nuovo. Ma non rimase a lungo nella cella del frate ammalato. Costui pensò, infatti che il grappolo avrebbe fatto la gioia del frate cuoco, che passava le giornate a sudare sui fornelli, e glielo mandò. Ma il frate cuoco lo diede al frate sacrestano (per dare un po’ di gioia anche a lui), questi lo portò al frate più giovane del convento, che lo portò ad un altro, che pensò bene di darlo ad un altro. Finchè, di frate in frate, il grappolo d’uva tornò al frate portinaio (per portargli un po’ di gioia).
Così fu chiuso il cerchio. Un cerchio di gioia.

Non aspettare che inizi qualche altro. Tocca ate, oggi, cominciare un cerchio di gioia. Spesso basta una scintilla piccola piccola per far esplodere una carica enorme. Basta una scintilla di bontà e il mondo comincerà a cambiare.
L’amore è l’unico tesoro che si moltiplica per divisione: è l’unico dono che aumenta quanto più ne sottrai. E’ l’unica impresa nella quale più si spende, più si guadagna; regalalo, buttalo via, spargilo ai quattro venti, vuotati le tasche, scuoti il cesto, capovolgi il bicchiere e domani ne avrai più di prima.

Bruno Ferrero, “Quaranta Storie nel Deserto” Casa Editrice: ElleDiCi

Fruga l’oscurità – (Maulana Jalal ad-Din Rumi)

Siedi con gli amici, non riaddomentarti,
Non affondare come un pesce sul fondo del mare.

Sorgi come un oceano,
non disperderti come una tempesta.

le acque della vita sgorgano dall’oscurità.
Fruga l’oscurità, non rifuggirla.

I viaggiatori della notte sono pieni di luce,
e così anche tu; non lasciare questa compagnia.

Sii una candela insonne su un vassoio d’oro,
non scivolare nel lordume come il mercurio.

La luna appare per i viaggiatori della notte:
stai all’erta quando la luna è piena

(Maulana Jalal ad-Din Rumi)

L’Amore è uno Staniero – Ed. Astrolabio

Il corpo è una rosa (Maulana Jalal ad-Din Rumi)

Ogni forma che vedi ha il suo archetipo invisibile:
se la forma è peritura, la sua essenza è eterna.
Se hai conosciuto la bellezza in un volto
o la saggezza in una parola,
da’ questo ammonimento al tuo cuore:
ciò che perisce non è reale.

Poiché la sorgente è eterna,
i suoi rivoli ristorano.
Poiché entrambi non possono finire,
che motivo ha la tua pena?

Pensa all’anima come alla sorgente
e le cose create come i ruscelli.
Finché la sorgente esiste, i ruscelli scorreranno.

Svuota la tua testa dall’angoscia
e bevi alla corrente.
Non pensare che venga meno: è un’acqua infinita.

Dal momento in cui venisti al mondo manifesto
ti è stata offerta una scala per la fuga.
Da minerale diventasti pianta vivente,
poi errante animale. E’ forse un segreto?

In seguito come essere umano,
hai sviluppato ragione, coscienza e fede.
Vedi come questo corpo è nato dalla polvere
come una rosa?

Quando avrai superato lo stato umano,
la tua natura angelica si dispiegherà
in un mondo oltre questo mondo.
Allora supera anche gli angeli ed entra nel mare.

(Maulana Jalal ad-Din Rumi)

Psychè

In greco psyché come nome comune significa, primariamente, “soffio” o “forza vitale”, essendo connesso al verbo psyco, che significa “respirare”: si tratta dunque dell’elemento che permette al corpo di vivere e quindi può identificarsi con il concetto stesso di vita“.
Silvio Raffo, introduzione a “L’Anima” di Platone